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Origine dei cognomi italiani

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Radici
Scritto da Veronica   
Sabato 27 Ottobre 2012 11:36
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I cognomi raccontano le nostre migrazioni

di Filippo Panza*

Italiani popolo di poeti, santi, navigatori e...migranti.

Ebbene sì, alla sintetica lista del noto proverbio sulle qualità della gente del Belpaese, da ora in poi sarà meglio aggiungere anche la volontà di spostarsi dalla terra di origine.

A dirlo con chiarezza è la storia dei cognomi, che racconta i flussi migratori degli italiani lungo la penisola nel corso dei secoli.

E le sorprese non mancano.

Secondo lo studio di un team di ricercatori italo-francese, pubblicato sulla rivista americana “Human Biology”, infatti, il Lazio, la Toscana e la Liguria sono le Regioni che più hanno accolto persone provenienti da altre zone d’Italia, soprattutto dal Mezzogiorno.

Nonostante la loro fama, consolidata nel tempo, di aree particolarmente fiere delle proprie tradizioni. “In questi territori solo il 28 per cento degli abitanti risulta autoctono, segno del loro ruolo di passaggio, di corridoio di forti flussi migratori” afferma il gruppo di ricercatori, che comprende Alessio Boattini dell’Istituto di biologia dell’Università di Bologna e Gianna Zei dell’Istituto di genetica molecolare di Pavia, coordinati da Franz Manni del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi.

Le realtà più autoctone sono, invece, Bolzano, Cagliari e Trento, interessate per circa il 20 per cento da fenomeni d’immigrazione ed emigrazione.

Il Sud d’Italia, come era prevedibile immaginare, è la principale area di emigrazione.

L’alto tasso di disoccupazione e il peggior tenore di vita spingono ancora tantissime persone a lasciare la propria casa per migliorare la propria esistenza.

Da questo punto di vista il primato di provincia maggiormente abbandonata è Lecce.

E spesso la fortuna la si cerca nelle grandi città del Nord e del Centro della penisola, trend usuale ormai da decenni.

Nella speciale classifica dello studio italo-francese, in testa ci sono Roma, Milano e Torino.

Ma non sempre tutto è come sembra.

Lascia, infatti, abbastanza sorpresi scoprire che, nonostante tutto, le metropoli italiane sono tra le città che nel tempo hanno maggiormente conservato un nucleo stabile di cognomi.

Evidentemente la più ricca offerta di opportunità, lavorative e non, spinge le persone a restare.

Se, infatti, l’andamento generale è abbastanza definito sull’asse Sud-Nord, non mancano zone fortemente indigene anche nel Mezzogiorno.

L’estremità meridionale e occidentale della Sicilia, alcune aree della Calabria e della Puglia, per esempio, hanno una popolazione autoctono che sfiora l’80 per cento.

Lo studio italo-francese è frutto di un interessante mix tra genetica e antropologia.

Punti di partenza sono i tratti linguistici comuni agli abitanti di un determinato territorio, la genealogia e la struttura di popolazioni antiche.

Il tutto è stato analizzato alla luce del Dna del cromosoma Y, che si trasmette per discendenza maschile, e degli elenchi telefonici della popolazione italiana nel 1993.

Si è arrivati, così, a prendere in considerazione 77mila cognomi diversi, corrispondenti a circa 17 milioni e mezzo d’individui.

Al termine di complessi modelli matematici la ricerca ha ricostruito l’origine geografica di 50mila cognomi. Risalendo agli antenati maschi della metà del 1500, quando, come stabilito dal Concilio di Trento, divenne obbligatorio per ogni parrocchia registrare le nascite.

Confrontare i dati riferiti a Medioevo e Rinascimento con l’attuale distribuzione della popolazione in Italia è stato l’ultimo passaggio.

La corrispondenza si è verificata con percentuali variabili tra il 23 e il 78 per cento .

“A testimonianza del fatto – affermano i ricercatori – che le identità regionali raramente corrispondono a quelle autoctone”.

La situazione è in continua evoluzione.

I flussi migratori, anche a causa della crisi economica, stanno assumendo forme e modalità nuove.

E i cognomi potranno essere sempre di più una cartina di tornasole per studiare il fenomeno.

Basti pensare che già nel 2012, secondo dati recenti, fra i primi trenta cognomi di Milano quattro sono stranieri.

Così dopo il classico Rossi, stabile al primo posto, compare l’orientale Hu.

I cinesi, presenti altre due volte nella top ten meneghina, hanno relegato al nono posto della classifica i Brambilla, un casato di antica tradizione lombarda.

Il prossimo futuro dell’Italia, soprattutto di quella settentrionale, procede sempre di più verso la direzione di una naturale integrazione sociale.

Se, infatti, il nostro Paese è stato soprattutto terra d’emigrazione esterna ed interna fino a gran parte del secolo scorso, negli ultimi 20 anni il trend si è invertito. L’immigrazione ha sempre più peso.

Secondo i dati Istat più recenti, relativi al 1º gennaio 2011, sono presenti in Italia 4.570.317 stranieri, pari al 7,5% della popolazione totale.

E il Belpaese è ormai al quarto posto in Europa per numero di stranieri residenti dietro Germania, Spagna e Regno Unito.

Il Nord-ovest e il Nord-est attirano più del 60% delle comunità extra-nazionali, con in testa romeni, albanesi, marocchini, cinesi ed ucraini. Ma i dati del 2010 riportano segnali di cambiamento.

L’incremento della popolazione straniera è stato più consistente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord.

E le province che hanno fatto segnare le maggiori differenze percentuali rispetto al 2009 sono, non a caso, Taranto (+33,3%), Nuoro (+17,4%), Caltanissetta (+16,3%) e Cosenza (+15,7%).

Gli italiani, però, restano ancora un popolo sempre pronto a spostarsi alla ricerca di miglior fortuna.

Lo dimostrano anche i quattro milioni di nostri concittadini residenti all’estero e gli ottanta milioni di oriundi italiani sparsi per il mondo. Ma soprattutto non lascia spazi a dubbi la ripresa dell’emigrazione interna.

Se fino agli anni ’60, gli spostamenti erano di giovani rampolli dalle campagne alle città per motivi di studio o di giovani con basso titolo di studio dal Sud verso le città industriali del Nord-ovest e del Triveneto, oggi le cose sono cambiate.

Come nota, infatti, lo Svimez (Istituto Sviluppo Mezzogiorno) ad attrarre i ragazzi meridionali sono la Lombardia orientale, il Veneto, l’Emilia-Romagna, la Toscana e l’Umbria.

Tra quelli che lasciano la propria città del Mezzogiorno ci sono sempre più laureati. Un esercito, solo nel 2012, di ben 60mila persone. Più di mille sono andati all’estero.

Se non sarà arrestata la cosiddetta ‘fuga dei cervelli’ sempre più cognomi italiani prenderanno la strada dei paesi europei o di Stati Uniti, Brasile, Cina e Australia.

*www.yahoo.com

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Ottobre 2012 11:44
 

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