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Giovan Girolamo II Acquaviva d'Aragona, conte di Caserta, condottiero, nasce il  28 maggio 1663 a Giulianova, e muore a  Roma il 14 agosto 1709.

Figlio di Giosia III e di Francesca Caracciolo, discendente dalla famosa potente antica famiglia napoletana che governava da secoli il feudo di Atri, nel 1679 divenne XV Duca di Atri e Grande di Spagna, succedendo al padre.

Ricevette in giovane età una accurata educazione umanistica, che gli consentì di divenire un buon conversatore e poeta. Nondimeno Giovanni Girolamo era anche una personalità brutale e rissosa, dedita ai vizi tipici dell'aristocrazia spagnola della seconda metà del '600.

Rimasto estraneo alla congiura di Macchia, si schierò su posizioni fortemente lealiste con l'avvento al trono di Filippo V di Spagna. Venne da questi premiato con il vicariato militare e civile degli Abruzzi.

Tale nomina aprì, di fatto, una lotta negli Abruzzi con l'altro grande signore feudale, Cesare Michelangelo d'Avalos che, invece, si era schierato con la fazione filo-imperiale.

Molte delle scaramucce militari che si verificarono negli Abruzzi nei primi anni del '700, videro come protagonisti vassalli o briganti al soldo del marchese scontrarsi con le truppe al comando del duca d'Atri.

La scelta del campo opposto a quello del marchese del Vasto dischiudeva peraltro l'allettante prospettiva di acquisire, in caso di esito favorevole della grande guerra di Successione spagnola, dei territori del d'Avalos nella regione (16 feudi nell'Abruzzo Citra e 1 feudo nell'Abruzzo Ultra).

Nell'ambito della Guerra di successione spagnola si inquadra la partecipazione di Giovan Girolamo alla difesa di Pescara nel 1707 da un corpo di spedizione austriaco.

Dopo aver resistito ad un assedio durato oltre due mesi, fu costretto alla resa e si rifugiò dapprima ad Ascoli Piceno e poi a Roma, dal fratello, il cardinale Francesco Acquaviva d'Aragona.

Filippo V gli conferì nel 1702 l'onorificenza del Toson d'Oro, e l'anno successivo quella di Grande di Spagna di I classe.

Fu membro dell'Accademia dell'Arcadia con lo pseudonimo di Idalmo Trigonio. Quattro suoi sonetti furono pubblicati nel 1717 nella raccolta Rime degli Arcadi[1], altri quattro lo furono nella raccolta Rime dell'avvocato Gio. Batt. Felice Zappi, pubblicate per la prima volta nel 1723.

Sposò Lavinia, figlia di Niccolò I Ludovisi e, dopo la morte di questa, Eleonora Spinelli, dalla quale ebbe una numerosa prole.

Morì a Roma nel 1709 e fu sepolto nella Chiesa di Santa Cecilia.

tutti pazzi per la Civita

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